L'esperto: «Famiglie e scuola non chiudano gli occhi»

«Gli atteggiamenti definiti di bullismo sono notevolmente aumentati anche sul nostro territorio. Sono episodi di violenza che si verificano nell'ambito della scuola dove vengono presi di mira giovani vittimizzati o prevaricati con continue aggressioni. La nostra Asl ha destinato un gruppo di medici e psicologici per aiutare gli insegnanti e i genitori. Ben più gravi gli episodi che si verificano all'esterno della scuola». Walter di Munzio, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asl Sa 1 interviene sul fenomeno bullismo.

Già, violenza anche in bus... «Siamo di fronte ad atteggiamenti già delinquenziali, perpetrati da bande di giovanissimi. Le cause vanno ricercate nel degrado culturale che investe fasce marginali dei nostri ragazzi. La famiglia non è certamente estranea a tali comportamenti, anche, paradossalmente, quando esercita il proprio ruolo educativo con un eccesso di ansia e senso di inadeguatezza. Non è purtroppo scontato il saper trasferire ai giovani valori positivi di riferimento. Spesso i genitori sono incapaci di vedere certi fenomeni, sono gli stessi che dopo un anno di assoluta indifferenza aggrediscono gli insegnanti che giudicano negativo il profitto dei figli e non si accorgono che fanno uso di sostanze eccitanti».

La violenza, dunque, connessa all'uso di droghe? «Le sostanze eccitanti sostengono comportamenti aggressivi che si amplificano specie se si è in gruppo». Cosa fare, allora? «Occorrono azioni coordinate di educazione sanitaria e di informazione anche verso i familiari e le istituzioni. Finché i genitori continueranno a non capire e a non vedere, qualunque azione risulterà vanificata Programmi di tipo informativo ed educativo, non certo la mera repressione, sono gli unici capaci di ottenere risultati positivi. Maggiore presenza genitoriale, maggiore attenzione della scuola e delle istituzioni e puntare su valori positivi e sull'impegno sociale e umanitario».

Fonte: Il Mattino

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