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Clan Celentano, i capi restano in cella PDF Stampa E-mail
domenica 17 maggio 2009

Gravi indizi di colpevolezza che provano la partecipazione ad un'associazione di stampo camorristico messa in piede per controllare i traffici di droga, truffa, usura ed estorsione sul territorio compreso tra Cava De' Tirreni e Vietri Sul Mare. Secondo i giudici del Tribunale del Riesame Antonio Ferrante, Roberto Senatore e Giuseppe Celentano - presunto capo dell'omonimo clan sgominato il 19 dicembre scorso al termine di una maxi retata denominata Operazione Drago che portò all'arresto di 34 persone accusate di spaccio di droga, truffa, estorsione, partecipazione ed organizzazione di attentati dinamitardi - facevano parte di un'organizzazione criminale (416bis) e pertanto l'unica misura cautelare adeguata è il carcere.

È quanto scrivono in sostanza i giudici del Tribunale del Riesame -Renata Sessa, Giovanna Spinelli e Mariagrazia Pisapia- nella motivazione con cui hanno rigettato l'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato Domenico Fasano per Antonio Ferrante, attualmente rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Viterbo. E non solo. Gli stessi togati rigettano la richiesta di annullamento tra i capi di accusa del 416 bis che contempla per l'appunto il reato associativo. Pericolosità sociale e gravi indizi di colpevolezza sono le ragioni che hanno indotto i giudici a mantere la custodia cautelare in carcere per i tre arrestati lo scorso dicembre e considerati dagli inquirenti rispettivamente la mente Giuseppe Celentano ed il braccio destro Antonio Ferrante così come Roberto Senatore. Sebbene, infatti, l'avvocato Fasano nel suo ricorso abbia puntato sull'assenza di gravi indizi e in particolare sul fatto che, stando alle dichiariazioni dei testimoni, la presunta organizzazione di stampo camorristico dovesse ancora nascere (i tre stavano lavorando in tal senso) - i giudici hanno invece ”dimostrato” una serie di prove (tra queste intercettazioni telefoniche) l'esistenza di un'associazione dedita allo spaccio, alla truffa ed estorsioni.

Precisi anche i compiti e i settori di competenza. Se il capo clan sarebbe stato individuato in Giuseppe Celentano, a Roberto Senatore, marito della nota Rosalba Caserta (la Sofia Loren salernitana pronta a rimanere incinta per evitare il carcere) spettava il controllo dell'affare droga. Il settore più prettamente finanziario con truffe, usura ed estorsione sarebbe stato di competenza di Antonio Ferrante. Per i prossimi giorni è attesa l'avviso di conclusione delle indagini e questo potrebbe spingere i molti indagati a chiedere di essere riascoltati con la precisa volontà di rilasciare dichiarazioni spontanee. «Una volta entrati in possesso dell'intero impianto accusatorio - precisa l'avvocato Fasano - potremmo concordare con i miei assistiti la richiesta ad un nuovo interrogatorio». Il 23 aprile scorso l'interrogatorio, richiesto dallo stesso Giuseppe Celentano, ora rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Ancona, fu annullato. Alla vigilia dell'audizione, inaspettatamente Celentano rifiutò la convocazione gettando un'ombra su cosa o chi lo avrebbe spinto al cambio di rotta, cioè a cambiare idea sulla possibilità di parlare con i giudici a poche ore dall'interrogatorio.

Fonte: Il Mattino

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