Cestaro: «Torno nella mia Cava»

La sua fu una partenza amara per tutti gli sportivi metelliani. A Vincenzo Cestaro erano molto legati. Anche perché il suo lavoro di preparatore atletico si era fatto apprezzare a lungo e con lusinghieri risultati sulla rosa a disposizione di Sasà Campilongo, l'ex tecnico aquilotto che lo aveva voluto accanto a sé nella sua avventura in maglia blu foncé. Poi, però, lo scorso anno il divorzio forzato tra le parti e la fine dell'avventura di Cestaro nella città dei portici.

Un anno di lavoro a Foggia con non pochi problemi. Che hanno visto alla fine l'esonero dell'allenatore di Fuorigrotta e la fine anche dell'esperienza di Cestaro in terra dauna. Nonostante gli fosse stato offerto di curare i portieri rossoneri. Ora l'inizio di una nuova avventura con la Cavese. Cosa lo ha spinto a tornare a casa? «Sì, ben detto. A casa. Perché qui a Cava ho messo radici forti. La città mi piace e mi ci sono sposato nel 2006. Mia moglie Ludovica mi ha dato un figlio quindici mesi fa, Gianpiero, che è cavese doc al cento per cento, e tutti i miei amici sono qui. È stato molto facile dire sì alla richiesta che i dirigenti aquilotti mi hanno avanzato. Sono molto orgoglioso di essere stato preferito a tanti altri colleghi in questa nuova avventura».

Comincerà venerdì mattina per lui e per lo staff tecnico aquilotto la nuova stagione. Incontrerà il tecnico Andrea Camplone, il suo secondo Rossi, e tutti gli altri, medico Massa in testa. Nel pomeriggio poi la presentazione alla stampa e ai tifosi. «Conosco il modo di giocare del nuovo mister e la fede a un modulo altrettanto noto al sottoscritto». Quel 4-3-3 che Campilongo ha tradito in pochissime occasioni sarà ancora una volta al centro del gioco della Cavese. «Adeguerò le tabelle di lavoro della preparazione fisica della squadra alle esigenze del mister che saranno però diverse da quelle della Cavese di due anni fa - continua Cestaro - Ma nel dettaglio ne riparleremo solo da venerdì mattina».

Cestaro ci tiene a precisare che non ha abbandonato il suo mentore Campilongo per divergenze professionali ma solo per esigenze di famiglia. «Devo tanto a Campilongo che mi ha permesso ad Ariano Irpino, quando abbiamo avviato il nostro sodalizio, di esordire nel mondo del calcio. Allora ero fresco di abilitazione presa a Coverciano come preparatore atletico. Poi l'avventura alla Cavese che mi ha lanciato definitivamente. Ho dovuto fare una scelta quasi obbligata quest'anno. Ho un figlio piccolo e una moglie che non voglio lasciare soli o come valigie trasportare in giro per l'Italia. L'opportunità di stare a casa mia, perché considero Cava come la mia seconda città natale, ha avuto la meglio sul cuore che mi diceva di seguire ancora Campilongo. Ma ora ho scelto la famiglia e una realtà che amo e nella quale mi trovò benissimo». Ritroverà molto amici e qualche giocatore della vecchia Cavese, Cestaro. «Questo mi aiuterà nel lavoro che ci attende. Spero di essere all'altezza del compito e di non deludere la dirigenza biancoblù e i tifosi».

Fonte: Il Mattino

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